Anche Tufo come Pietrasecca ebbe a patire l'invasione da parte dei saraceni dei monti della Valeria. Durante la ritirata alcuni reparti isolati degli invasori si arroccano in località facilmente difendibili e vi si stabiliscono, conservando a lungo le proprie caratteristiche se non la fede islamica. Saracinesco, Pietrasecca e Tufo Alto sono quelli più comunemente ricordati insieme al fatto che mantenevano il contatto tramite grossi fuochi di segnalazione che accendevano durante la notte. Ancora oggi a Pietrasecca si vantano di essere stati gli ultimi a convertirsi, ma a Tufo Basso capita ancora di sentir qualificati "saracini" quelli di Tufo Alto.
Bisogna attendere tuttavia il 1010 per trovare ricordato in un documento scritto il nome del sito. La sua posizione e in "Comitatu Reatino Castaldatu Turano". Ancor più chiaro il doc. 680 del Regesto Farfense dell' anno 1032. Alla pag. 83 del Volume IV Trasmondo e Basta, sua moglie, donano al monastero alcuni loro beni situati "in territorio reatino". "e un altro possedimento detto 'ad... Tufos', nella via che va a 'Foranum'. Nel Catalogo dei Baroni Tufo compare con tutti gli altri castelli della zona subito dopo Pietrasecca, ma assai più consistente coi suoi due feudatari. Facendo un calcolo degli armati che il feudo offre: "5 cavalieri e 10 servienti a piedi" se ne desume una popolazione di 300 abitanti, cospicua per quei tempi. Circa un secolo dopo Federico II fa pervenire anche ad essi l'ordine di collaborare alla ristrutturazione efficiente del castello di Carsoli.
Una tradizione tardiva rende molto popolare a Tufo Carlo D' Angio, che avrebbe pro gettato un alto campanile per la chiesa di S. Maria de Tufo. Per la morte di un operaio pero il re avrebbe deciso che il livello raggiunto, quello attuale, poteva anche bastare. Lo stesso re avrebbe piantato la doppia fila di pioppi imponenti che fino a pochi anni or sono abbelliva la strada che porta alla chiesa.
Nel 1573 la chiesa di S. Maria de Tufo prende il nuovo titolo di S. Maria delle Grazie. Nel 1581 viene eretto l'altare monumentale, benedetto probabilmente dall'abate di Subiaco, in visita canonica, e nel 1601 vengono realizzati gli affreschi ora purtroppo fatiscenti. Nel 1599, con la nomina a parroco di Don Martio Angelini, inizia la "dinastia" dei parroci di questa famiglia che durerà più di un secolo e sarà sostituita da quella della famiglia Coletti.
La nuova chiesa di S. Giuseppe, benedetta da Mons. Brizi, corona il nuovo agglomerato di Tufo Basso e rende evidente l'emergere della nuova Famiglia Coletti, che da soprintendenti dei Baldinotti, dei Carpegna e degli Arnone, acquistano poi la Baronia occupando il primo piano fra i possidenti del paese fino alla seconda guerra mondiale del XX secolo. Dopo le guerre napoleoniche nel 1832 il re Ferdinando II decide di percorrere il confine dal Tirreno all' Adriatico; tra il 18 e il 19 luglio e ospite del Barone Giuseppe Coletti e dalle finestre del palazzo saluto la gente raccolta in piazza S. Giuseppe. Seguirono 20 anni dopo la rettifica dei confini, che tocco anche alcune terre fra Tufo e Nespolo, la posizione delle colonnine ancora esistenti ne sono una testimonianza, e la creazione a Tufo della dogana.
Nel 1857 dai documenti il paese risulta "Comune" e l'ufficiale civile e Gaetano Malatesta, "regnicolo". Gli eventi burrascosi che portarono alla costituzione del Regno d' Italia toccarono anche Tufo e il libro dei defunti ricorda varie uccisioni di abitanti da parte dei soldati e fu assai pesante nella zona il fenomeno del banditismo borbonico; fra gli altri un giovane di Tufo che nel 1866 andava a Campolano e fu ucciso dai briganti a coltellate. Nel 1871 gli abitanti di Tufo sono 1107, 1063 nel 1901. Nel 1921 toccano la cifra di 1242; oggi i residenti si aggirano sui 350, più o meno quanti ne dichiararono Jodo di Ubardo ed Ermagno Blanco per il catalogo dei Baroni nel 1250, solo che allora abitavano tutti a Tufo Alto.
LA PASQUARELLA
ANTICA TRADIZIONE RIEVOCATA NEL GENNAIO 2008
QUESTO E' IL TESTO DELLA CANZONE CANTATA DAL GRUPPO PRECEDUTO DAL "VECCHIONE":
Viva viva la Pasquarella che da noi è tanto aggramata,
co sarsiccia e frittata co salame e mortadella,
co salame e mortadelle viva viva la Pasquarella
Si fa tardi e si fa notte sono le strade come le grotti,
e dal cielo non si vede una stella,
viva viva la Pasquarella
Se la brina cala a terra gliù stumento se ce arrovina,
e ce fa fa la tremarella
Viva viva la Pasquarella
Addemà e Pasqua Santa e sarà cognuno canta,
e appresso alla vecchiozza ci ve pure la Madre Santa,
appresso alla madre Santa il Bambino Gesù con il bue e l'asinello che scaldò il Salvator
Sopra alle braccia un bel bimbo in fascia ,
chi sia o chi non sia è il figlio di Maria,
se ce volete fa sa cortesia non ce fate più aspettà,
che ce so gli atri compagni che ce vonno trapassà
Buona sera e Buona Pasqua Befania